Il resoconto del viaggio in Birmania!

Scritto da Associazione

419Volevo tanto tornare in Birmania! Erano 24 anni che lo desideravo ma per un motivo o per l’altro non c’ero riuscita; questa volta ho pensato che, se avessi organizzato il viaggio per l’Associazione non avrei potuto “non andare”, e così è stato.

Avevo i miei ricordi di allora e speravo di non trovarla troppo diversa. Non sono rimasta delusa ma mi ha emozionato meno di quello che pensavo, perché pur essendo la Birmania sempre affascinante sono io che nel frattempo ero cambiata. Allora avevo viaggiato poco e l’impatto con questo paese così indietro nel tempo, così antico in tutti i sensi, mi aveva fatto rimanere senza fiato. A distanza di tanti anni, con più esperienza di Asia e di viaggi, naturalmente è stato diverso; d’altra parte anche nel gruppo è successo un po’ così: i viaggiatori “incalliti” si aspettavano qualcosa di più, gli altri l’hanno trovata bellissima.

Yangoon (ora Rangoon si chiama così) è rimasta affascinante come un tempo, con quell’aria di vecchia città coloniale un po’ decadente ma allo stesso tempo con un tocco di avanzante modernità  (qualche cartellone pubblicitario, molte macchine e qualche edificio moderno già un po’ sciupato). Quando si pensa a Yangoon si pensa alla pagoda d’oro, che è tale in tutti sensi perché la cupola è in oro massiccio tempestato di migliaia di pietre preziose, ed è circondata da cupole e pinnacoli che creano un insieme spettacolare.

Mandalay era un piccolo villaggio quando l’avevo visto la prima volta: ora invece è diventata, si fa per dire, una grande città, piena di edifici moderni e con un gran traffico soprattutto di moto, naturalmente cinesi (tutto viene dalla Cina). I dintorni  sono rimasti meravigliosi come un tempo: le vecchie città reali: Mingun, Ava, Sagaing con le loro pagode e monasteri mostrano oltre alla bellezza architettonica la vera anima della Birmania, religiosa e spirituale.

209Bagan (una volta Pagan) è rimasta il semplice villaggio che era. I suoi 2000 templi e stupa, originari dell’undicesimo secolo, disseminati su una area vastissima, sono tuttora in buone condizioni, a parte i ritocchi qua e là per riparare i danni di un terremoto di vent’anni fa. Il panorama è sempre quello di una moltitudine di  cupole a perdita d’occhio, uno spettacolo indimenticabile. Qui come in tutto il paese si incontra un numero incredibile di monaci, fra cui molti  bambini, inconfondibili per la loro tunica arancione, che con una ciotola nera vanno di casa in casa a chiedere il cibo per la giornata.

Myanmar, nuovo nome della Birmania, sta ad indicare un paese composto da diverse popolazioni e non solo da birmani; per questo motivo mi è sembrato logico andare a conoscere anche qualche altra etnia che vive all’interno del paese. Gli Akha e i Lahu sono tribù di montagna che abitano l’ altopiano Shan, ai confini della Cina, nel famoso Triangolo d’Oro (quello per intenderci dove si coltiva l’oppio). Di quest’ultimo non abbiamo visto niente, ovviamente il governo non vuole, però abbiamo fatto un piccolo trekking di un giorno e siamo rimasti incantati dalle colline coltivate a risaie, dalla lussureggiante vegetazione prettamente asiatica, dai villaggi e dai costumi. Abbiamo anche visitato una scuola dove gli scolari, tanti e di entrambi i sessi, imparano la lingua birmana e contemporaneamente l’inglese. La nostra guida ha portato quaderni e matite che abbiamo distribuito ai bambini.

367Il posto che ci ha colpito di più, insieme a Bagan, è stato il lago Inle: mistico, magico, “oltraggiosamente” pittoresco: queste e molte altre parole sono state usate nel tentativo di descrivere l’incantato paesaggio del lago e gli incredibili Intha che popolano le sue sponde. Questa piccola tribù, perfettamente adattata all’ambiente lacustre, vive in case di legno, costruite su palafitte unite l’una all’altra da lunghe passerelle che formano una sorta di villaggio sull’acqua. Orti galleggianti, con pomodori, piselli, melanzane e cavolfiori, vengono coltivati sulla superficie del lago dalle donne; il terreno è formato da un groviglio di detriti e piante acquatiche che formano  delle vere e proprie isole spesse un metro. I pescatori spingono il remo col piede e con le mani libere gettano le reti; ritti sulla barca possono osservare meglio l’acqua poco profonda ed evitare i cumuli di erbacce che galleggiano appena sotto la superficie. Questa tecnica molto particolare li ha resi famosi nel mondo; sembra un po’ ridicola, ma è una cosa serissima e difficile da mettere in pratica. Noi giravamo con lunghe e sottili barche a motore che ci hanno permesso di osservare la vita del lago: uomini che pescavano con una tecnica particolare, mediante un grosso cono di paglia contenente una rete che veniva gettato sul fondo non appena era avvistato un pesce; altri che battevano l’acqua con lunghi bastoni per attirare i pesci; altri ancora che trasportavano merci  su piccole piroghe; donne che chiacchieravano sulle barche ancorate sotto casa come se fossero su una panchina, bambini che ci salutavano dalle finestre.

Il nostro albergo, costruito in tek su palafitte secondo le vecchie usanze abitative, era meraviglioso e comfortevolissimo. Tutt’intorno il lago era disseminato di fiori di loto che lo rendevano un giardino fiorito.

Due parole su quello che fa più discutere quando si parla di questo paese e cioè la situazione politica. Non  voglio dare l’impressione di aver capito tutto, però una cosa è chiara: la  popolazione tace e fa finta di niente per non avere guai. Alla domanda di uno di noi che si lamentava di visitare solo villaggi, mercati, templi e gente di poca cultura, la nostra guida ha risposto che gli era stato proibito di portare i gruppi a vedere le università e, dico io, posti dove potessimo entrare in contatto con gente colta che parlasse inglese.

325I giornali ogni giorno hanno nella prima e in tutta l’ultima pagina sempre gli stessi articoli, che inneggiano alla democrazia e alla bontà del governo che” si prende cura dei suoi figli” e mettono in guardia dai tentativi di ingerenza e dalla cattiva coscienza dei paesi stranieri. Purtroppo l’ultima generazione, nata e cresciuta sotto il regime, è stata indottrinata e non è troppo critica.

In realtà, come tutti sanno, i generali hanno interesse ad avere i turisti ma non vogliono che la popolazione sia in contatto con  loro e soprattutto con l’estero: i cellulari costano circa  1500 $ in un paese dove una persona della borghesia guadagna 300 $ al mese e internet esiste solo negli alberghi. Quando a Yangoon ho chiesto alla nostra guida di indicarci la casa di Aung San Suu Kyi, lui chiamandola la “Signora Premio Nobel” per non far capire all’autista di chi stessimo parlando, ha risposto che era proibitissimo avvicinarsi e addirittura  che la strada che conduceva alla sua abitazione era bloccata! A questo punto come unica, anche se piccola, ritorsione nei confronti del governo abbiamo deciso di evitare acquisti nei negozi statali privilegiando quelli a conduzione familiare e chi vendeva per le strade.

I generali però se possono fanno i furbi. Infatti abbiamo scoperto per caso che a pochi km dalla frontiera cinese è sorta una città di soli casinò, non per i locali, ma per i cinesi che non potendo giocare d’azzardo a casa loro vengono in Birmania in giornata come noi una volta andavamo a Sanremo. Una coppia del gruppo voleva andarci a tutti costi, più che altro per vedere, ma non le hanno dato il permesso.

Per finire, due parole sullo shopping che, come ho sempre detto, fa parte integrante del viaggio. D’altra parte nei paesi asiatici gli acquisti sono formidabili: sete, collane d’ambra, d’argento, di perle, di pietre di tutti i generi, ombrellini e ombrelloni dipinti, meravigliose statue e statuine, scatole e ciotole di lacca, cesti, vasi, e mille altre cose. Ebbene, dopo aver comprato tutto quello che si poteva, quasi tutte le signore del gruppo si sono rammaricate “perché in fondo avrebbero dovuto comprare di più!”.

Daniela Cipollina

1 commento su “Il resoconto del viaggio in Birmania!”


  1. Augusta scrive:

    Cara Daniela, ho letto l’articolo sul viaggio in Birmania e mi è piaciuto molto. Ti ringrazio della tua collaborazione!

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