“La Vedova allegra” dal 27 novembre al Carlo Felice

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vedova-allegra-foto-paranzanIl 30 dicembre 1905 al Theater an der Wien di Vienna andò in scena una buffa storiella d’amore, soldi e gelosia con un lieve contorno di politica internazionale che fece rinascere l’operetta.

Il testo era di due buoni scrittori di teatro che lo avevano tratto dalla commediaL’attaché d’ambassade scritta nel 1861 da Meilhac e tradotta in tedesco l’anno dopo da Alexander Bergen. Lehár costruì questo suo capolavoro sul ballo, meritandogli anche la definizione di Tanzoperette, l’operetta danzante da cui deriva il musical negli Stati Uniti, ma anche una splendida partitura che Béjart tra gli altri trasformò in balletto nel 1963 e una storia che ha affascinato anche il cinema come testimoniano i film di Eric von Stroheim del 1925 (che accentua la dimensione erotica del soggetto) e quello di Ernst Lubitsch del 1934 (con Maurice Chevalier tra gli interpreti) cui lo stesso Tiezzi si è ispirato. “Nella Vedova allegrasi parla (sottolinea Tiezzi in un’intervista raccolta da M.C. Vilardo sul quotidiano Il Piccolo), oltre che dell’amore, di un altro elemento essenziale, il denaro (…).Direi che addirittura Hanna Glawari si afferma come donna proprio grazie al denaro che le viene lasciato dal marito. Quella donna che aveva cominciato a prendere coscienza di sé con Goldoni nella Locandiera, e che da allora in poi aveva seguito il suo percorso attraverso Nora Helmer, Hedda Gabler e tante donne della drammaturgia teatrale, con Hanna Glawari ha uno dei suoi punti d’arrivo nel primo ‘900 (…) Ho spostato tutta l’ambientazione nel 1929, anno della crisi finanziaria mondiale. Ci sono grafici di borsa che in tutto il primo atto fanno capire che c’è un andamento disastroso nello stato del Pontevedro. L’arrivo di Hanna, invece, fa improvvisamente impennare le borse. Hanna è la soluzione di tutti i mali finanziari del Pontevedro. E da qui nascono, il divertimento, l’ironia, il gioco tra i cantanti. Hanna, addirittura, entra in scena in cassaforte … Tutta la scenografia è ispirata all’architettura di Alfred Loos e all’Art Decò viennese”.

Al centro della storia sta il patrimonio di Hanna Glawari, una giovane assai avvenente vedova del piccolo regno balcanico di Pontevedro che si reca a Parigi con la scusa di prendersi un periodo di riposo ma, più probabilmente, alla ricerca di un nuovo marito. Tuttavia,se Hanna si risposasse, per il piccolo principato sarebbe la bancarotta perché le ricchezze dei Glawari finirebbero in mani straniere. Nell’ambasciata di Pontevedro ma, in un quadro celeberrimo, anche nel libertino ristorante aChez Maxim, l’ambasciatore conte Zeta, determinato ad impedirle di sposare un francese - mentre non si accorge dell’attrazione esercitata dalla propria moglie Valencienne su Camille de Rosillon - incarica l’attaché d’ambassade conte Danilo Danilowitsch di conquistare Hanna Glawari (che scopre di avere amato in gioventù) e la sua eredità. L’incrocio delle due coppie, qualche accorto scambio, la partecipazione delle ragazze di Maxim, un grande ballo per ogni atto, con una musicalità appassionata fanno il miracolo.

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