la recensione del Don Chisciotte
Successo caloroso per la “prima” di “Don Chisciotte”, mercoledì sera al Carlo Felice. Il Ballet Nacional de Cuba guidato dalla sua “domina” Alicia Alonso - qui in veste di coreografa, che ha seguito lo spettacolo dalla platea vicino al Sindaco Marta Vincenzi (assente invece il Commissario Ferrazza) - ha fornito un’ulteriore prova della fama che lo accompagna in tutto il mondo. Gli applausi più fragorosi sono andati a Viengsay Valdés: una Kitri davvero eccezionale che, sin dai virtuosistici enchaînement e dalle velocissime pirouettes in quinta posizione del I atto, ha fatto sfoggio di una tecnica strepitosa e, nel celeberrimo Grand pas de deux del III atto, ben supportata da Elier Bourzac (Basilio) ha letteralmente strabiliato gli spettatori con una serie di equilibre en point di estrema difficoltà (arabesque - passé - developpé en avant, per citarne alcuni) pur eseguiti con la grazia e la souplesse di una vera étoile. Alla Alonso (classe 1921), elegantissima, salita in palcoscenico (con tanto di tacchi!) per i ringraziamenti finali, il pubblico ha tributato un’autentica ovazione come si conviene ad una figura che ha segnato una pagina fondamentale della storia della danza. Per l’appunto, questo “Don Chisciotte” - che la Alonso ha riscritto poggiandosi sulle versioni originali di Marius Petipa e di Alexandr Gorskij con l’intento di riportare al centro della storia il personaggio di Don Chisciotte (spesso ridotto ai colori del comico e del grottesco) e avendo come obiettivo il rispetto del testo di Miguel de Cervantes - si inscrive in un’importante opera di rivisitazione e di “rispolvero” dei grandi classici del repertorio che la Alonso persegue sin dalla fondazione del Ballet Nacional de Cuba (1948). Ad affrontare le gesta dell’hidalgo paladino dell’amore e della giustizia la Alonso è giunta relativamente tardi (1988) proprio per il rispetto della complessità e della ricchezza di questo capolavoro della letteratura. Il risultato è un balletto godibilissimo, liberato dalle pesantezze pantomimiche e dagli eccessi grotteschi di alcune versioni in circolazione, in cui la Compagnia tutta (da ricordare anche la bella prova di Sadaise Arencibia nel ruolo di Mercedes) si muove perfettamente a proprio agio, evidenziando la ricerca di una coerenza musicale e coreutica tra il folklore delle danze spagnole e la partitura di Minkus. In buona sostanza, “danzare la libertà”, come recitava il titolo del bellissimo saggio di Elvira Bonfanti nel libretto di sala.
Andrea Ottonello
[pubblicato su "Il Corriere Mercantile" del 13.11.09]

Giovanni scrive:
novembre 14th, 2009
23:38
Bella foto…peccato si tratti di Mathieu Ganio, etoile dell’Opéra di Parigi, nel ruolo di Basilio nel Don Quichotte di Nureyev. Di foto della Valdes ce ne sono, credo anche senza Copyright!