l’Associazione in Sussex - Glyndebourne e… - il racconto di Daniela Cipollina

Scritto da Associazione

glyndebourne-picnicTutto è nato dal desiderio di andare al Festival di Glyndebourne. La tentazione era grande, l’attesa anche, la volontà poi fortissima, senza quella non saremmo mai riusciti ad arrivarci.  Infatti è più o meno nota la difficoltà ad avere i biglietti per una rappresentazione, ma la realtà è ancora più complessa: dopo aver mosso mari e monti e aver tenuto duro con la direzione del Festival nonostante le “angherie” che abbiamo dovuto subire, siamo finalmente riusciti ad avere l’opzione per i sospiratissimi biglietti….ma solo per cinque giorni…alla fine però ce l’abbiamo fatta.

Siamo quindi partiti in 25 per assistere al Falstaff di Giuseppe Verdi con la direzione del giovane e bravissimo Vladimir Jurowski. L’opera, che è di per sé bella e divertente, ha avuto come interpreti dei bravissimi cantanti:  soprattutto Falstaff è stato anche un attore di incredibile bravura.

Andare a Glyndebourne è un’esperienza unica, non solo per il teatro che è bellissimo e molto particolare - internamente tutto in legno con una struttura rotonda sviluppata in altezza a diversi loggioni e per questo con una bella visibilità e un’ottima acustica - ma anche per l’atmosfera in cui ci si trova. Infatti il nuovo teatro è costruito in mezzo a una campagna meravigliosa fatta di grandi alberi (siamo in Inghilterra) e di prati verdissimi dove gruppi di persone in smoking e abiti da gran sera “bivaccavano” - è il caso di dirlo - facendo picnic. L’abbiamo fatto anche noi ma serviti a tavola da inappuntabili camerieri e bevendo champagne. Più che gustare il pranzo, peraltro eccellente, eravamo però tutti interessati a guardare lo spettacolo della gente intorno a noi: vecchi signori in smoking  con cappelli da safari per ripararsi dal sole, giovani donne sdraiate sul prato senza scarpe, con vestiti estivi scollatissimi, più adatti a una gita al mare che a una cena all’aperto nella campagna inglese,vecchie signore in lungo sedute intorno a tavolini da campeggio che bevevano champagne mangiando direttamente dai contenitori di plastica ma col centrotavola di fiori veri portato da casa; infine gruppetti di gente elegantissima che, finito il pasto, andavano diligentemente alla macchina a riportare sedie, frigoriferi portatili e tavolini prima di ritornare a teatro ad ascoltare il secondo atto. Insomma uno spettacolo nello spettacolo! Noi eravamo esterrefatti ed estasiati da questa atmosfera così diversa, così…inglese.

Dopo l’opera, alle nove di sera, quando un po’ infreddoliti tornavamo in albergo desiderosi di trovare un po’ di tepore, abbiamo visto gli spettatori riversarsi di nuovo sui prati, felici di immergersi nel buio, nel freddo e soprattutto nell’umido dei prati. Ma si sa che gli inglesi sono diversi da noi e, come dice qualcuno, hanno conquistato il mondo proprio per questo loro “farsene un baffo” del freddo, del troppo caldo, della pioggia e del vento.

Il Sussex, regione di grande bellezza, è soprattutto un posto di giardini meravigliosi. Così dopo aver scaricato la nostra coscienza di soci di una associazione musicale, ci siamo buttati a capofitto nella visita di case e giardini. Io sono sempre stata interessata a “quelli del circolo di Bloomsbury” e dopo aver letto i loro libri, le loro vite e aver visto i loro quadri, volevo conoscere i loro giardini. Così abbiamo cominciato dal leggendario “Sissinghurst” creato da Vita Sackville West (amica piuttosto intima di Virginia Woolf) con l’aiuto del marito Harold Nicolson e di Gertrude Jekyll, famosissima esperta di piante e ideatrice del giardino a “stanze”, ognuna caratterizzata da un colore o un tema diverso. Qui è nato il primo giardino tutto bianco.

Abbiamo proseguito per Charleston, la casa di Vanessa Bell (sorella di Virginia Woolf) che ha ospitato il “Bloomsbury’s group” e ne ha fatto luogo d’incontro e sperimentazione artistica. Gli interni furono dipinti dalla stessa Vanessa e dal suo compagno Duncan Grant;  insieme ai tessuti e alle ceramiche, formano un esempio del loro gusto decorativo. Il piccolo giardino nella sua semplicità campagnola è di una bellezza introvabile qui da noi.

Non poteva mancare la casa di Virginia Woolf, Monk’s house, delizioso piccolo cottage situato in un paesino tranquillo e comperato in un’epoca (1922) in cui l’alta borghesia - di cui facevano parte questi artisti - non era solita vivere in casette dalle stanze piccole e i soffitti bassi, sopratutto considerando la statura delle donne in questione che da brave inglesi erano altissime. A parte l’arredamento che  ho trovato affascinante, il giardino, con le famose bordure, era un trionfo di colori in gradazione e di aiole con fiori meravigliosi, per non parlare dell’orto.

Non tutti forse hanno apprezzato sufficientemente questo lato un po’ intellettuale del viaggio e quindi per gli amanti dei grandi giardini inglesi e delle dimore importanti siamo andati a visitare:

  -Petworth House, “la casa dell’arte”, così Constable descrive all’inizio dell’800 questa meravigliosa dimora che contiene una delle più belle collezioni d’Inghilterra; ho contato circa venti ritratti di Van Dyck e una trentina di Turner più quelli che non nomino per mancanza di spazio. Il parco  col bosco pieno di rododendri fioriti, due laghi  con le anatre, prati a perdita d’occhio, daini e caprioli, sembrava un quadro del ‘700.

  -Nymans Garden , grandioso giardino creato nel corso di tre generazioni verso la fine dell’800 e appartenuto alla nonna di Tony Armstrong Jones che chi legge i rotocalchi  sa essere  stato il marito di Margaret d’Inghilterra. Le piante, gli alberi, il giardino di rose, le bordure miste creano un ambiente meraviglioso..

  - Arundel, castello medievale di proprietà da secoli del Duca di Norfolk che, all’epoca di Enrico VIII, era lo zio di Anna Bolena. Oltre ai soliti bellissimi salotti e camere da letto dove uno  immagina di vedere seduti i proprietari e i loro ospiti, è stato interessantissimo vedere gli appartamenti che, nella prima metà dell’800, erano stati creati per la giovane regina Vittoria venuta ospite al castello. Per l’occasione avevano anche arredato con divani, poltrone e tavolini la grande biblioteca che contiene centinaia di volumi risalenti fino al medioevo. L’impatto è  affascinante: una lunga galleria con al centro un arredo di  mobili neri e velluti rossi, elegante e allo stesso tempo sontuoso e severo.

  - e poi ancora il palazzo reale di Bath, rivisitazione dell’arte Mogul secondo il gusto britannico; Polesden Lacey, bellissima dimora Regency, la cattedrale di Winchester e per finire la casa di Jane Austen, grande scrittrice inglese.

Naturalmente i giardini hanno scatenato l’entusiasmo delle signore, alcune delle quali, fra cui la sottoscritta, oltre ad ammirare hanno anche passato il tempo a scrivere i nomi dei fiori che vorrebbero vedere nei loro giardini. Nei parchi i grandi alberi e gli animali hanno interessato soprattutto gli uomini. Per tutti, chilometri a piedi nei giardini e nei boschi approfittando del clima mite e del sole sfolgorante.

Come sempre i negozi  delle case sono stati presi d’assalto dal gruppo e ci siamo contesi semi, libri, oggetti da cucina e non so cos’altro. Ma d’altra parte anche l’acquisto fa parte del viaggio, le donne amano lo shopping e un viaggio è una buona scusa per farlo.

Come conclusione direi che ognuno ha avuto le sue preferenze per questo o per quello, ma tutti sono rimasti incantati dal Festival di Glyndebourne e hanno conservato, spero, un bel ricordo del viaggio.

Daniela Cipollina

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