l’Associazione in trasferta alla Società del Quartetto

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haydnLa sera del 17 marzo, martedì, una valorosa delegazione dell’Associazione Teatro Carlo Felice ha abbandonato temporaneamente la ribalta operistica per partecipare ad un evento assai significativo sul piano celebrativo ed artistico.

Alla Società del Quartetto di Milano, infatti, si ricordava il bicentenario della morte di Franz Joseph Haydn con l’esecuzione dei sei quartetti dell’Op.76, gli ultimi composti nella piena maturità dal padre del classicismo. Li eseguiva il prestigioso ensemble del Quartetto di Tokyo, che si avvale di quattro strumenti Stradivari di proprietà di una fondazione nipponica, profilo di non secondario interesse dell’evento celebrativo.

Scritti nel 1797, di ritorno dall’Inghilterra, dove il suo lavoro aveva ottenuto un definitivo e straordinario riconoscimento, sollevandolo dalla routine professionale presso gli Esterhazy, Haydn pubblicò questi suoi ultimi quartetti nel 1799, subito prima della composizione dei suoi due oratori, quando poteva ormai attingere ad un’esperienza stilistica pienamente compiuta, elaborata con la maturazione della forma sonata, nel concorso delle maniere francesi ed italiane, delle figure tradizionali di danza, fino ad esiti di rarefatta astrattezza. Sono appunto i quartetti dell’Op.76, infatti, a rendere al vivo nel loro complesso la ricchezza di questa esperienza, nella conquista di una compattezza formale rigorosa e tuttavia liberissima, resa capace di dare voce e movimento alla comunicazione più intima dell’espressione. Sarà a partire da questa conquista che la forma del quartetto consentirà l’inesauribile letteratura coltivata da tutti i grandi maestri.

L’ordine di esecuzione delle composizioni dell’Op.76, così come presentate nel concerto del Quartetto di Tokyo, è apparso frutto di scelte intelligenti e consapevoli, che hanno conferito il massimo della fruibilità all’occasione di ascoltarne l’insieme. L’apertura è stata infatti affidata al quartetto n. 4 (”l’Aurora”) con il n.1, che della serie appaiono quelli più esemplari del raggiunto magistero stilistico di Haydn. Nel corpo del concerto invece, interrotto da un secondo intervallo, sono stati presentati in successione i due perfetti capolavori n. 2 (”delle Quinte”) e n. 3 (”Kaiserquartett”), in cui l’esattezza formale restituisce la solida ispirazione originata dalla stessa dialettica delle quattro parti in dialogo, mentre gli ultimi, n. 5 e n. 6 (ma in ordine inverso, forse per rilevarne la dinamica emozionale) rispondono, particolarmente nei tempi lenti, a sollecitazioni più complesse, con impercettibili velature modulanti che aprono sorprendenti orizzonti all’interiorità.

L’arte del Quartetto di Tokyo ha consegnato tutto questo con lucidità partecipe e profonda esperienza, assecondata dalla morbida duttilità degli strumenti del maestro cremonese, che conservano un profumo inimitabile, sempre rinnovato ad ogni ascolto.

Beppe Amadeo

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