Un significato del tutto particolare assumerà, il 27 gennaio prossimo, il concerto che il Carlo Felice, nell’ambito della Stagione Sinfonica, propone al suo pubblico per la “giornata della memoria”. Mentre il conflitto israelo-palestinese insanguina la Terra Santa, infatti, sul podio del Carlo Felice, a commemorare una delle più grandi atrocità della storia, l’Olocausto, sarà un figlio di sopravvissuti, il direttore d’orchestra Joel Levi. In programma brani di Barber (“Adagio” per archi op. 11), Mahler (“Kidertotelieder”), Stravinskij (“Sinfonia di salmi”) e Bernstein (“Chichester Psalms”).
Maestro Levi, lei dirigerà il concerto che il Carlo Felice dedica alla “giornata della memoria”. Che cosa prova? Quale pensa sia la funzione della musica in un momento come questo?
Essendo io stesso figlio di due sopravvissuti all’Olocausto, per me è un onore poter rendere omaggio alle vittime di questa catastrofe. Conservo i racconti dei miei genitori, delle atrocità che hanno sofferto. Essi però hanno impresso in me la forza e la speranza, non la paura. Per me, la musica è il linguaggio universale delle emozioni. Mi piace pensare al concerto che dirigerò come a un viaggio dell’anima alla ricerca di emozioni, pensieri, speranze che si fanno strada dentro di noi quando pensiamo agli orrori dell’Olocausto.
La Terra Santa è attualmente insanguinata dal riaccendersi del conflitto tra Israeliani e Palestinesi. Qual è la sua opinione in merito?
La guerra è sempre tragica, non conta dove e tra chi si combatta. Prego ogni giorno per la pace e per la risoluzioni dei conflitti.
Come si è trovato al Carlo Felice in passato? Conosce Genova?
Ho già lavorato un paio di volte in passato al Carlo Felice e sono molto felice di tornare a Genova e mettermi di nuovo al lavoro con le maestranze del Teatro, di cui conservo un ottimo ricordo. Purtroppo non ho mai avuto tempo per visitare la vostra città come merita e anche le varie pittoresche località di mare lungo la vostra splendida costa, ma sono riuscito a vedere il “Cannone”, il violino di Nicolò Paganini, ed è stato davvero emozionante.
Ha una sua opinione sulla situazione generale dell’arte e della cultura in Italia? È a conoscenza dei problemi che abbiamo attualmente? Cosa ne pensa?
L’Italia di per sé è sempre stata e sarà sempre una fonte di ispirazione per il mondo della musica e dell’arte in generale. Ho studiato musica in Italia molti anni fa all’Accademia Chigiana di Siena e a Roma e conservo dei ricordi bellissimi di quel periodo. Oggi sono naturalmente molto preoccupato per la mancanza di sostegno da parte del Governo alle istituzioni musicali. Si tratta comunque di problemi non solo italiani, il mondo intero sta soffrendo a mio parere, e la mia speranza è che al più presto si trovi una soluzione globale alla crisi che ci circonda: sia per i musicisti come esecutori, sia per il pubblico come destinatario di questo straordinario regalo per l’anima che è la musica.
Può illustrarci brevemente il programma che affronterà al Carlo Felice e le scelte che ne stanno alla base?
Abbiamo scelto questo programma per via del suo lirismo che permette a esecutori e ascoltatori di entrare dentro noi stessi e riflettere su sentimenti come la tristezza, i dispiaceri, la disperazione che circondano questo raccapricciante capitolo della storia dell’uomo. Nello stesso tempo, è musica che ispira al raccoglimento, alla preghiera e alla speranza per il futuro. Spero che assieme all’orchestra del Teatro saremo in grado di trasmettere tutto questo a chi ci ascolta.
Ha voglia di raccontarci qualcosa sulla sua famiglia, sui suoi hobby e sul suo tempo libero?
Sono così felice di avere una famiglia meravigliosa! Mia moglie, i nostri tre figli e, last but not least, il nostro pastore tedesco sono una parte fondamentale della mia vita. Trascorriamo insieme tutto il tempo possibile! I miei tre figli sono tutti artisti, quindi condividiamo esperienze e ci supportiamo a vicenda! Parliamo moltissimo, ci confrontiamo, ci critichiamo, ci confidiamo sogni, desideri. Oltre a tanti interessi comuni ci sono anche l’amore per la natura e il cinema.
Andrea Ottonello
pubblicato su “Il Corriere Mercantile” del 25.01.09

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